Palazzo Annona

Recapiti
Corso Bettini, 43 - Rovereto TN
tel. 0464 420020
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Palazzo del Grano, o dell’Annona, rappresenta da sempre per tutti i roveretani un luogo di riferimento per la cultura cittadina. La sua ristrutturazione, iniziata nel 2005, è stata ultimata nell’aprile del 2008 restituendo alla città uno dei suoi palazzi più importanti. Realizzato infatti a partire dal 1722, Palazzo del Grano fu pensato appunto come magazzeno da grano, testuale definizione riportata negli incartamenti di progetto dell’architetto Ambrogio Rosmini, zio di quell’Antonio Rosmini che come vedremo in seguito rappresenta uno dei simboli della città. Successivamente il palazzo venne adibito a sede dell'Istituto Agrario e poi ancora ad alloggio della Banca Austro-Ungarica. Dopo il 1918 ospitò la Biblioteca Civica assieme al museo e alla scuola musicale.
Un complesso nato per la lungimirante decisione della municipalità roveretana del 1770, a dire il vero sollecitata dall’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, che decise per l’appunto di procedere alla costruzione del magazzino cittadino delle granaglie.
Un palazzo che offre nei suoi cinque piani uno spazio davvero unico e originale che, se inizialmente dava spaziosa e nobile accoglienza ai frutti preziosi della terra per poi ridistribuirli ai cittadini roveretani, ben presto si adattò magnificamente ad accogliere altrettanto nobili uffici e servizi, questa volta non più rivolti ai frutti delle colture della città ma alla sua sempre intensa attività culturale.
Davvero curioso e sorprendente questo mutamento di funzione che non ha mai stravolto né intaccato l’ originaria impostazione del palazzo, a testimonianza dell’alta qualità di una concezione ideativa che ben pochi altri edifici di più recente e ambiziosa costruzione possono vantare.
Il restauro del Palazzo offre oggi una visione ancor più unitaria e completa della potenzialità del suo raffinato e sobrio gusto classico, tipico della trattatistica rinascimentale ispirata a Vitruvio e reinterpretata qui dal Rosmini, dove bellezza, proporzione e armonia vengono oggi appunto ancor meglio rivalutate dall’opera dei curatori del restauro, l’architetto Mario Botta e l’ingegnere roveretano Giulio Andreolli.
Se nella nuova sede situata nel grembo del Mart, la biblioteca doveva assolvere essenzialmente allo scopo di offrire un servizio più accogliente ed esteso a tutte le categorie di studenti e cultori del libro, qui, a Palazzo Annona, i curatori si dovevano confrontare con spazi più solenni e con un programma progettuale rigoroso nelle sue molteplici e complementari funzioni.
Così, dopo varie e articolate revisioni e confronti, si è giunti alla sintesi progettuale odierna che ha definito le cinque funzioni dei rispettivi piani del Palazzo.
La rinnovata biblioteca presenta infatti al piano terra una sorta di prosecuzione ideale della nuova sala di studio e ricerca di cui abbiamo parlato poco fa. Questa sezione è orientata tuttavia a un pubblico più selezionato, ossia al mondo legato all’università che può trovare in questo piano uno spazio specifico e ampio per lo studio specializzato. Un luogo tra l’altro posto proprio in prossimità del restaurato Palazzo Piomarta che ospita la prestigiosa sede universitaria roveretana.
Gli arredi accompagnano questa funzione presentando una disposizione ordinata e sobria che si modula tra le campate delle volte e i possenti pilastri bugnati, per poi animarsi attraverso i colori intensi offerti dal legno di rovere dei tavoloni e dalle scaffalature laccate.
Al primo piano è invece predisposto un luogo di studio per ricercatori e studiosi con accesso all’archivio per la consultazione di opere rare, quali manoscritti ed edizioni del XV e del XVI secolo.
Al secondo piano possiamo trovare il sancta sanctorum della collezione della biblioteca stessa, ovvero la zona che custodisce antichi lasciti, intere biblioteche private, incunaboli e manoscritti di altissimo valore storico e bibliografico. Questo piano, non aperto al pubblico, è dunque confermato nella sua originaria funzione di conservazione della parte storica della biblioteca, rispettando e preservando gli originari scaffali risalenti agli inizi del ‘900.
Infine il piano interrato del Palazzo è stato adibito alla funzione didattico-espositiva legata alla materia stessa che la biblioteca custodisce e preserva: il libro e la stampa in genere, con la presenza di alcune “macchine da stampa” storiche, di un torchio antichissimo e di altre originali testimonianze dell’evoluzione del sistema di comunicazione a mezzo stampa.
In conclusione potremmo dire dunque che Palazzo del Grano rifonda oggi la sua possente immagine architettonica sulle basi della sua storia: da fondaco a fabrica di cultura e di futuro, ricordando che, ineluttabilmente, quello che la società semina oggi è già memoria di domani.
Il compendio architettonico della Biblioteca Civica Tartarotti si completa definitivamente con alcuni ulteriori spazi ricavati all’interno della testata nord del restaurato Palazzo Alberti. Con questo secondo palazzo è definitivamente conclusa la nuova Cittadella della cultura e dell’arte moderna e contemporanea di Rovereto. I due Palazzi riportati all’antico fasto, costituiscono una sorta di porta d’ingresso monumentale a questo non comune compendio culturale che concretamente simboleggia gli ideali e le più alte aspirazioni della collettività di Rovereto.

Proseguiamo ora la nostra passeggiata dirigendoci lungo corso Bettini, considerato già nel Settecento una tra le vie più eleganti e signorili del Trentino. A progettare l’attuale corso fu l’architetto Ambrogio Rosmini, che ebbe un posto di primo piano nel costruire la fisionomia della città. Suoi sono infatti i palazzi che ora vedrete in sequenza affacciarsi su questa via.

Nota tecnica

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