Museo Depero

Recapiti
via Portici, 38
tel. 0464 431813
nr. verde 800 397760
indirizzo web www.mart.trento.it
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L’edificio che avete di fronte fu fondato nel 1541 ed è stato per molto tempo sede del Monte di Pietà. Oggi come potete vedere è la sede del museo Depero, uno dei rari casi di collezione aperta al pubblico ideata e realizzata dallo stesso artista per esporre le proprie opere. Il museo nasce su iniziativa del futurista trentino Fortunato Depero che volle creare un vero e proprio museo - laboratorio. Primo museo futurista d’Italia, inaugurato nel 1959, riassume l’attività ciclonica ed ecclettica di questo personaggio che si cimentò nei più svariati settori artistici: pittura, grafica pubblicitaria, scultura, design, ma anche poesia, teatro e sceneggiatura.
Il museo tuttavia è stato chiuso per necessari lavori di restauro e dal gennaio 2009, anno del cinquantenario dalla fondazione, è dotato di nuovi adeguamenti funzionali quali: ascensore, bookshop e servizi di caffetteria.
Ma soffermiamoci un po’ più nel dettaglio su alcune note biografiche del celebre artista roveretano.
Depero nasce a Fondo, in Val di Non, il 30 marzo 1892. Trasferitosi poi a Rovereto con il padre, frequenta la Scuola Reale Elisabettina: l’istituto tecnico che grazie ai metodi educativi di alcuni insegnanti fungerà da tramite nei primi contatti con i movimenti d’avanguardia. Nel 1908 tenta l'iscrizione all’accademia delle belle arti di Vienna, ma viene respinto. Così nel 1910 va a lavorare a Torino come decoratore all’esposizione internazionale. Al suo ritorno a Rovereto lavora da un marmista, occupandosi di lapidi funebri. Depero è molto attratto dalla scultura, che caratterizzerà le sue opere future. Nel 1914 rimane colpito dalla mostra di Umberto Boccioni a Roma, dove conosce molti dei suoi “idoli”, tra cui Giacomo Balla e Filippo Tommaso Marinetti. Tramite il gallerista Sprovieri riesce a esporre all'Esposizione Libera Futurista, dove si confronterà con nomi prestigiosi. In seguito torna in Trentino per allestire una mostra a Trento, ma gli viene comunicato lo scoppio della Prima guerra mondiale, perciò si trasferisce a Roma. Qui diventa allievo di Giacomo Balla e riesce a entrare nel circolo futurista. Nel 1915 assieme allo stesso Balla scrive un manifesto divenuto poi fondamentale dal titolo: "Ricostruzione futurista dell'universo". Intanto partecipa a movimenti irredentisti e parte per il fronte, dove conosce la guerra. Tuttavia durante il periodo militare si ammala ed è perciò riformato. Rientrato dalla guerra conosce l'impresario dei famosi "Balletti Russi", Diaghilev, che ne visita lo studio e lo incarica di aiutare Pablo Picasso nella realizzazione delle scene e dei costumi del balletto "Parade" tratto da un’opera di Jean Cocteau e messo in scena a Roma nel 1917. Nel 1925 espone a Parigi all’Internazionale di arti decorative. I futuristi qui si sentono a proprio agio. Quest'esposizione segna un passo importante nella carriera artistica di Depero, perché qui conoscerà molti esponenti che lo spingeranno a tentare la carta americana. Dopo una personale a Parigi, espone infatti a New York, dove è ospite per un breve periodo del pittore italiano Lucillo Grassi, ma sarà anche a Boston e a Chicago. Nello stesso periodo Depero lavora con molte ditte, fra cui la Campari, con cui stabilisce un buon rapporto, realizzando per quest’ultima centinaia di proposte pubblicitarie nonché il design della celeberrima bottiglietta. Nel 1928 Depero torna a New York, dove tiene alcune mostre personali, realizza varie ambientazioni di ristoranti, crea scenografie, costumi e molte coreografie per vari teatri. Inoltre, sempre negli Stati Uniti, realizza una serie di copertine per famose riviste come Vanity Fair e Vogue. Con l'inizio della seconda Guerra Mondiale e dei bombardamenti aerei sulle città, si ritira nel suo eremo montano, a Serrada di Folgaria, sino alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel 1947, ritenta la carta dell'America. Ma in questa occasione trova un ambiente ostile al futurismo, poichè ritenuto l’arte del fascismo. Nel 1955, entra inoltre in polemica con la Biennale di Venezia, accusata di censurare dopo il 1916, anno della morte di Boccioni, lui e il futurismo. Nel ‘60, a poco più di un anno dalla fondazione del suo museo, morirà nella sua Rovereto.

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