Palazzo Pretorio
- Recapiti
- piazza podestà, 11
- tel. 0464 452111
- indirizzo web www.comune.rovereto.tn.it
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Testo dell'audioguida
Il Municipio di Rovereto, chiamato Palazzo Pretorio, è un complesso fatto edificare dal podestà veneto Andrea Valier nel 1417 come propria dimora personale e come sede degli edifici comunali. Con una facciata quattrocentesca nella parte destra e settecentesca nella parte sinistra, l’edificio è l’emblema di due periodi storici di particolare importanza per la città: quello del dominio della Repubblica veneta e quello dello sviluppo economico che si ebbe soprattutto nel periodo retto da Maria Teresa d’Austria.
Testimonianza del periodo veneto è visibile soprattutto nel porticato sopra la roggia decorato con affreschi che rappresentano alcune fronde di quercia, simbolo della città. Nella parte interna dell’edificio invece le tracce lasciate dalla Serenissima si riscontrano in una parte della decorazione del soffitto in legno della Sala del Consiglio e in due affreschi nella Sala del Sindaco.
La facciata settecentesca, invece, ha inizio proprio con l’ingresso principale dell’edificio caratterizzato dal balconcino pretorio sorretto da due pilastri in marmo.
Se vi spostate qualche metro alla sinistra dell’entrata, sulla facciata potete notare una lastra in pietra murata con le misure lineari in bronzo adottate nel 1770, ovvero la pertica e il braccio viennese e i corrispettivi valori in uso a Rovereto.
Vi consiglio inoltre di osservare in un secondo momento la parte retrostante del palazzo che dà sul fiume Leno. Lì potrete scorgere infatti le suggestive decorazioni del diciottesimo secolo che ripercorrono l’intera storia della città, dalla Repubblica di Venezia agli Asburgo.
Una fisionomia così trasversale è completata anche da alcuni segni lasciati nel novecento. L'intervento più significativo si deve all'architetto Augusto Sezanne che fra il 1902 e il 1905 restaurò la facciata posteriore, lo scalone interno e le stanze al primo piano.
Ora spostiamoci verso la facciata che dà su via Bertolini vicino al porticato che immette in via dei Portici.
Il busto che potete vedere in alto sopra il porticato è l’effige di Eugenio di Savoia realizzata dallo scultore Giovanni Filippetto il 24 maggio del 1938, mentre il ponte che collega Palazzo Pretorio all’altro edificio, Palazzo Sbardellati, è stato costruito sempre su disegno di Sezanne nel 1920.
Dopo questa carrellata storico - architettonica permettetemi di raccontarvi ora un aneddoto interessante.
Nel 1666, il palazzo fu il palcoscenico del contratto di nozze fra Leopoldo d’Austria e Margherita Teresa, figlia di Filippo IV di Spagna. Dovete sapere che Filippo IV era il maggiore dei figli di Filippo III di Spagna e di Margherita d’Austria e, per la potenza raggiunta dal suo vasto impero, fu spesso indicato come il "Re Pianeta".
La cerimonia nuziale tenutasi a Palazzo Pretorio fu dunque un evento di portata internazionale per l’epoca e venne “siglata” per procura nonostante le età assai diverse dei due coniugi: lei quattordicenne e lui già di ventisei anni.
Cambiando scenario ed epoca dirigiamoci ora di nuovo verso la parte centrale di Piazza Podestà.
Il cannone mortaio da 305 decimi che vedete è stato impiegato dall’esercito austro - ungarico sul fronte russo nella prima guerra mondiale. Accanto, sulla destra, ecco invece il monumento ai martiri irredentisti roveretani Fabio Filzi e Damiano Chiesa.
L’opera è stata realizzata dallo scultore trentino Alcide Ticò, noto anche per la sua partecipazione al film Vacanze Romane al fianco di Gregory Peck.
DAMIANO CHIESA era di Rovereto. Allo scoppiar della Grande Guerra si trovava a Torino, dove studiava ingegneria. Si arruolò volontario nel sesto reggimento artiglieria il 28 maggio 1915 e in seguito si aggregò a un reparto addetto alla costruzione di una strada di guerra in Vallarsa. Il 6 gennaio 1916 fu nominato sottotenente mentre il padre veniva internato a Katzenau. A maggio dello stesso anno, quando venne sferrata la celeberrima offensiva austriaca Strafexpedition, Damiano Chiesa si trovava in Vallagarina, a Costa Violina. Invitato ad allontanarsi dalla prima linea non volle abbandonare il suo posto e combattè fino all’ultimo. Riconosciuto e denunciato da un orologiaio roveretano fu però fatto prigioniero a Castel Dante il 18 maggio del 1916. Venne così condotto al castello del Buonconsiglio di Trento davanti al tribunale militare dell’undicesima Armata, dove confessò con fierezza la sua fede italiana. Fu perciò immediatamente condannato a morte per impiccagione. Tuttavia la sua giovane età - 23 anni - fece sì che la richiesta di Damiano Chiesa di aver commutata la pena in fucilazione fosse accettata. La sentenza fu eseguita il 19 maggio nella fossa del Castello del Buonconsiglio.
FABIO FILZI era invece un giovane avvocato di Rovereto, nato a Pisino, in Istria. Entusiasta irredentista, disertò l' esercito austro-ungarico per combattere, come volontario per l'Italia. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza e una Compagnia di marcia comandata dal tenente Cesare Battisti, di cui il sottotenente Filzi era subalterno, ricevettero l'ordine di occupare il Monte Corno sulla destra del Leno, in Vallarsa. Tuttavia la missione non andò a buon fine e Filzi fu fatto prigioniero assieme a Cesare Battisti il 10 luglio 1916 per poi essere condotto a Trento, processato e condannato a morte per alto tradimento. La sentenza fu eseguita tramite impiccagione alle 19.30 del 12 luglio 1916 nella fossa del Castello del Buon Consiglio.
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