Castello e Museo Storico Italiano della Guerra
- Recapiti
- via Castelbarco, 7
- tel. 0464 438100
- fax 0464 423410
- indirizzo web www.museodellaguerra.it
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Testo dell'audioguida
Spostiamoci sul lato opposto rispetto al monumento eretto a nome di Damiano Chiesa e Fabio Filzi e guardando in alto sulla destra potete vedere l’imponente castello che domina la città di Rovereto. Eretto attorno al 1300 il castello appartenne ai signori di Lizzana e ai Castelbarco per poi diventare dominio della Repubblica veneta che dal 1411 al 1509 lo mantenne come estremo baluardo difensivo.
Il castello fu occupato anche dai francesi alla fine del XVIII secolo con Napoleone che nel 1796 entrò in città. Dopo l’occupazione Bonaparte promise che avrebbe rispettato la proprietà e la libertà di culto. Dal 1810 al 1813 Rovereto fu così inserita nel Regno Italico: le truppe napoleoniche soppressero gli ordini religiosi, resero obbligatoria l’istruzione popolare e la coscrizione, centralizzarono gli uffici e introdussero in città il Codice Napoleonico, un corpus giuridico fra i più moderni d’Europa.
Con il Congresso di Vienna del 1815 il castello e la città vennero riconsegnati agli austriaci. Per tutto l’ottocento il castello divenne una caserma ospitante la casa di lavoro forzato e il ricovero per indigenti. Fino al 1914 gli austriaci vi misero di stanza le truppe del terzo Kaiserjager utilizzando la struttura anche come ricovero per prigionieri di guerra. Nel 1919, a guerra conclusa, il castello è stato oggetto di una fervente discussione politico - culturale tanto che alcuni cittadini proposero di realizzarvi un museo celebrativo dell’irredentismo, dell’annessione del Trentino all’Italia e della Grande Guerra. Fu così che venne fondato il 12 ottobre 1921 il Museo Storico Italiano della Guerra alla cui inaugurazione fu presente anche Vittorio Emanuele III.
Fondamentale è la funzione del museo come luogo di conservazione e di trasmissione della memoria grazie alla sua continua raccolta di donazioni e depositi di documenti, lettere, fotografie e testimonianze dirette di entrambi i conflitti bellici. Pochi sanno che dall’ ottobre del 1925 al maggio del 1961 la Campana dei Caduti simbolo della città fu collocata sul Torrione Malipiero posizionato a settentrione della costruzione. La torre prende il nome dal podestà veneto che la fece erigere nel 1489. Attualmente la visita è organizzata in tre percorsi: i primi due accessibili da via Castelbarco e il terzo, dedicato alle sezione artiglierie, raggiungibile proprio da piazza Podestà, alla vostra destra sotto le mura perimetrali.
Particolarmente fornito è il comparto dedicato alla disfatta di Caporetto in cui sono ampiamente documentate le diverse tipologie di armamenti e le esperienze vissute dai prigionieri di guerra e dalle truppe in trincea.
Tra i servizi che il museo offre vi sono un archivio fotografico - composto da oltre 35 mila immagini - e una ricchissima biblioteca cui si affianca l’emeroteca con periodici e giornali dell’epoca.
Torniamo in piazza Podestà e dirigiamoci verso il quartiere di Santa Maria, un centinaio di metri sulla destra, rispetto al Castello e al monumento ai martiri Chiesa e Filzi.
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